VEPA e DISABILITA'

Assvepa denuncia l’incompetenza e l’insensibilità di alcuni Amministratori locali

 

Nonostante una lieve invalidità, Michelino P. di 36 anni e residente in un Comune pugliese, ogni giorno passeggiava la sua mamma settantenne, costretta su una sedia a rotelle. Poi, a causa di una brutta malattia, Michelino è mancato.                                

L’anziana signora disabile è rimasta sola in casa e – per scrupolo – ha inoltrato al proprio Comune la richiesta di poter installare una vetrata panoramica vepa a protezione di un loggiato addossato alla sua abitazione. Un luogo dove poter trascorre, in un ambiente luminoso, salubre e protetto dal vento, le sue lunghe giornate.                                                                                                                          

 Un diniego privo di buon senso

 

L’Ufficio Tecnico e quindi il Sindaco hanno negato il permesso perché, secondo una loro (soggettiva) interpretazione della Norma – che invece permette l’installazione delle vepa in “Edilizia Libera” – il loggiato in questione non rientrerebbe tra le tipologie assentite, cioè: “balconi aggettanti dal corpo dell’edificio o di logge rientranti all’interno dell’edificio”.

Alcuni tecnici e amministratori locali, a volte, dimostrano incompetenza, superficialità. Ed egoismo. Pochi, per fortuna.


E’ semplice mettere una firma su una carta se quella firma non cambia la vita di chi l’appone e se a fine mese – comunque – percepirà lo stipendio. Ma cosa succede se quella firma – immotivata e gratuita – impedisce ad alcune persone sfortunate di alleviare le sofferenze e migliorare la propria qualità della vita?


In quel caso, quella firma non onora né la responsabilità né quella posizione pubblico-amministrativa per cui, uno dei primi doveri è proprio quello di tutelare e aiutare i propri concittadini (dai quali, magari, sono stati riscossi fiducia e consenso elettorale). Quella firma denota indifferenza verso le problematiche sociali e un atteggiamento che ferisce la dignità umana, poiché “ la disabilità è il risultato di un’interazione tra il livello di limitazione fisica o sensoriale o cognitiva o mentale di un individuo e l’ambiente in cui vive . La disabilità è quindi in gran parte il risultato di fattori sociali: se l’ambiente è poco accessibile o non inclusivo, la disabilità aumenta. Sono quasi 13 milioni i disabili in Italia: un italiano su 5. Oltre 3 milioni sono portatori di una disabilità grave. E tra questi quasi 1 milione e mezzo ha una età superiore a 75 anni ”. (fonte ISTAT:  https://disabilitaincifre.istat.it/ ).

Seconda considerazione: In Italia vi sono circa 10 milioni di logge e balconi abbandonati, equivalenti a decine di milioni di metri cubi di cemento inutilizzati. Quindi sprecati. Molti, tra questa infinità di organismi edili disperdenti e perciò inquinanti (oggi, per la UE, un vero e proprio reato), hanno solai lesionati da infiltrazioni meteoriche, pericolanti e pericolosI per la pubblica incolumità. Un disastro dal punto di vista edile, urbano e sociale. E un impatto indecoroso dal punto di vista estetico-architettonico.


Diventa allora imprescindibile chiedersi: a cosa serve quell’art . 33-quater  (Decreto Aiuti-bis, convertito nel DL n.142/2022), che semplifica e aggiorna l’Art 6, comma 1, del TUE di cui al DPR 380/06.06.2001)? Prima domanda.


Seconda domanda. Forse i nostri legislatori nazionali e i nostri rappresentanti politici hanno pensato ai milioni di anziani, di disabili, di convalescenti, di bambini e animali domestici, che potrebbero usufruire di un nuovo spazio luminoso, protetto, facile da arieggiare, confortevole e sicuro (e tutto questo senza creare nuova cementificazione, ulteriore occupazione di suolo, consumo di territorio e impermeabilizzazione di terreno, con aggravio del dissesto idrogeologico)?

Terza domanda. Hanno forse individuato in questi “ sistemi intelligenti ” (come famosi architetti hanno definito le vetrate panoramiche cosiddette vepa), caratteristiche intrinseche tali da permettere di proteggere ed utilizzare questi milioni di balconi e verande, senza determinare nuova volumetria (nel rispetto della destinazione d’uso assentita)? 

Infatti, le caratteristiche inedite che possiedo le vepa “ a norma di legge ” (e puntigliosamente elencate e descritte nella Norma, proprio per evitare erronee o capziose interpretazioni), rimangono tali e sempre! In ogni circostanza. Indipendentemente dall’organismo edile o dalla struttura esterna che vanno a completare e proteggere.

E indipendentemente se qualche tecnico, o amministratore comunale “fuori dal coro”, non riesce a comprendere postulati così elementari. 


Certo, i nostri legislatori non potevano né volevano sostituirsi ai linguisti, e non spetta alla norma elencare le decine di lemmi utilizzati per descrivere tutti gli spazi edili o strutture esterne alla casa. Invece puntualmente descritti in ogni vocabolario della lingua italiana: “ Veranda, veranda coperta, veranda scoperta, veranda balaustrata, veranda aggettante, veranda rientrante; portico, porticato, portico architravato; poggiolo, balcone, balconcino, balcone coperto, balcone scoperto, balcone a filo prospetto, balcone rientrante, balcone semi-aggettante, balcone angolare; loggia, loggiato, galleria, pensilina, terrazzo, terrazzino aggettante, terrazzino rientrante, colonnato, tettoia, pergola, pergolato, pergotenda ecc. ecc.”

Per cui i legislatori si sono limitati ad un accenno terminologico per macro-categorie.

Quell’Art.33-quater nasce da un emendamento promosso e fortemente sostenuto da ASSVEPA. Valutato, accolto e favorevolmente recepito  dai nostri legislatori e poi promulgato in una norma dai nostri politici e governanti più sensibili e attenti. Una legge dello Stato che – con vent’anni di ritardo rispetto ad altri Paesi europei – finalmente permette, incoraggia e facilita l’uso di questi spazi esterni domestici inutilizzati ma resi sicuri, confortevoli e fruibili, adatti a tutte quelle categorie di persone fragili, proprio grazie all’utilizzo delle vepa.

                                                     

Norma che qualcuno si ostina ancora a osteggiare, senza un briciolo di buon senso; contro gli interessi nazionali, sociali e quindi personali. Perché chi ricopre un incarico o una carica pubblica, chi non rispetta norme e leggi, e non fa gli interessi della collettività (oltre a commettere un reato) è un incivile.


Dott. Vito A. Chirenti

Presidente nazionale Assvepa

 

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