STATI GENERALI 2020

Gli Stati Generali della Green Economy sono un processo di elaborazione strategica, aperta e partecipata che vede il coinvolgimento dei principali stakeholder della green economy italiana.

 

Sono promossi dal Consiglio Nazionale della Green Economy, formato da 68 organizzazioni di imprese, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, con il patrocinio della Commissione europea e del Ministero dello Sviluppo Economico, e vedono quest’anno la loro X edizione. Essi hanno l’ambizione di promuovere un nuovo orientamento dell’economia italiana verso una green economy per aprire nuove opportunità di sviluppo durevole e sostenibile ed indicare la via d’uscita dalla crisi economica e climatica.

 

L’iniziativa, nata nel 2012, è diventata ormai un punto di riferimento per migliaia di imprese e ha coinvolto tra il 2012 e il 2020 più di 8500 stakeholder.

 

L’obiettivo degli Stati Generali é sviluppare, attraverso il metodo dell’elaborazione partecipata, una piattaforma programmatica per lo sviluppo di una green economy in Italia attraverso l’analisi dei potenziali positivi, degli ostacoli, nonché delle politiche e delle misure necessarie per migliorare la qualità ecologica dei settori strategici.

Anche la Commissione europea, nel Riesame dell’attuazione delle politiche ambientali del 2017 e 2019, ha incluso gli Stati Generali della Green Economy e il Consiglio nazionale della Green Economy fra le misure a sostegno della transizione verso un’economia circolare e la green economy.

 

L’intero processo vede la sua conclusione, ogni anno, in un grande evento pubblico della durata di due giorni a Rimini in occasione della manifestazione Ecomondo.

Quest’anno l’appuntamento è il 26 e 27 ottobre 2021 a Ecomondo, Rimini.

L’effetto pandemia, a livello globale, ha portato ad una diminuzione delle emissioni giornaliere di anidride carbonica di circa il 17%, ma questa riduzione non ha prodotto un abbattimento delle concentrazioni atmosferiche di CO2: le emissioni, infatti, restano superiori agli assorbimenti del suolo, delle foreste e degli oceani. 


La preoccupazione di una nuova “pandemia climatica” traspare anche da un sondaggio internazionale realizzato durante l’emergenza Covid: il 71% degli intervistati ritiene che a lungo termine il cambiamento climatico sia una crisi grave come la pandemia da Covid-19 (l’87% in Cina). Ma nonostante questo sentimento comune dei cittadini del pianeta, è stato stimato che a livello globale le misure di stimolo dei governi durante l’emergenza Covid, 15.000 miliardi di dollari fino a inizio maggio, sono state destinate a meno dello 0,2% a priorità climatiche.


Questo il quadro internazionale che fa da sfondo alla seconda giornata degli Stati Generali della Green Economy, che vede sul palco virtuale rappresentanti di istituzioni e studiosi internazionali.


Proprio le istituzioni internazionali, Unione Europea e Ocse, collegano la ripartenza dell’economia mondiale al conseguimento degli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi. Oltre all’iniziativa dell’Unione Europea a sostegno di un Green Deal – anche l’Ocse propone una ripresa basata sulla lotta ai cambiamenti climatici organizzata in 5 settori fondamentali: agricoltura, costruzioni, energia elettrica, industria e trasporti. Gli interventi suggeriti dall’Ocse si articolano in 25 linee guida che promuovono la green economy con investimenti, regolamentazione di tasse e sussidi, diffusione di buone pratiche e iniziative di informazione e educazione.


La pandemia ha causato fortissimi shock su diversi indicatori, oltre alle emissioni di gas serra nel periodo di crisi epidemica sono stati particolarmente significativi gli impatti sulla qualità dell’aria. Con lo stop all’attività globale, infatti, si sono registrati miglioramenti significativi nella qualità dell’aria in tutto il mondo, che si tradurranno in una riduzione di migliaia di morti premature, 50.000 stimate nella sola Cina. Le immagini satellitari hanno mostrato come la qualità dell’aria sia migliorata decisamente nelle grandi città della Cina e nei centri urbani di tutta Europa (Italia inclusa), Stati Uniti e Canada.


Per quanto riguarda il Pm2,5, la Nasa e l’Esa riportano con metodi satellitari riduzioni fino al 30% in alcuni epicentri come proprio Wuhan. Un bilancio globale sulle 50 capitali mondiali più inquinate dà una riduzione del 12% della concentrazione di Pm2,5 in media settimanale. Le città europee sono quelle che hanno un risultato più ridotto -5% in media. Inoltre in Europa, si osservano aumenti post Covid in controtendenza del Pm2,5, molto elevati a Praga, Vienna e Bratislava.

“Il mondo fino ad oggi – ha affermato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro – ha conosciuto due modelli: la decrescita per ridurre le emissioni o la crescita economica che invece le aumenta. Esiste una terza via? La risposta secondo me è positiva. Esiste un modello: è quello indicato dal Green Deal. Quello che dice che per raggiungere i nuovi target che ci siamo dati non possiamo puntare sul modello economico tradizionale né sulla decrescita. Dobbiamo convertire il nostro modello produttivo. E c’è un unico modo: pesanti investimenti pubblici sulla green economy”.

 

“Il Green Deal – ha sottolineato l’eurodeputata, Simona Bonafè – è essenziale per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Ha portato l’Europa, inoltre, prima nel mondo, a elaborare una legge climatica molto ambiziosa”.

 

“La nostra convinzione è che la transizione alla neutralità climatica, all’uscita dalla pandemia – ha commentato Edo Ronchi – possa avere un’accelerazione e che questa accelerazione potrebbe trascinare un vero e proprio Green Deal e aprire una nuova fase di sviluppo per la green economy”.

 

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AMAZON COINVOLGE LE AZIENDE

AMAZON COINVOLGE LE AZIENDE NELLA LOTTA AI CAMBIANTI CLIMATICI

Gli scienziati affermano che abbiamo una finestra temporale limitata per agire nell’ottica della limitazione del riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius entro il 2050. Nessuna azienda né organizzazione lo può fare da sola. Tutti devono fare la propria parte in questo impegno senza precedenti: le aziende non operano da sole. Per promuovere un’azione collettiva di aziende di diversi settori, nel 2019, Amazon ha fondato, insieme a Global Optimism, il Climate Pledge, forte della convinzione che le aziende nel mondo possano essere responsabili, affidabili e in grado di intervenire sulla crisi climatica.

 

Cos’è “Net zero carbon”?

Net zero carbon si riferisce al raggiungimento di un equilibrio complessivo tra le emissioni prodotte e le emissioni prelevate dall’atmosfera. Le aziende prima riducono il più possibile le loro emissioni di carbonio dai loro processi aziendali, quindi investono in compensazioni credibili per rimuovere eventuali emissioni di carbonio rimanenti.

Che cos’è l’Accordo di Parigi?

L’Accordo di Parigi è un trattato internazionale giuridicamente vincolante sui cambiamenti climatici. È stato adottato da 196 parti alla COP 21 di Parigi, il 12 dicembre 2015 ed è entrato in vigore il 4 novembre 2016. Il suo obiettivo è limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2, preferibilmente a 1,5 gradi Celsius (3,6 e 2,7 gradi Fahrenheit, rispettivamente) rispetto ai livelli preindustriali?

 

Perché 2040?

Gli scienziati ci dicono che abbiamo una finestra limitata per fare progressi senza precedenti verso il più grande impatto ambientale e sociale che possiamo avere: rimanere al di sotto di 1,5 gradi Celsius (2,7 gradi Fahrenheit) di aumento della temperatura globale. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il mondo dovrebbe ridurre le proprie emissioni di carbonio di almeno la metà entro il 2030 e quindi raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2050 per raggiungere questo obiettivo. Attraverso The Climate Pledge, i firmatari ritengono che accelerare l’azione per raggiungere zero emissioni nette di carbonio entro il 2040, 10 anni prima dell’accordo di Parigi, sia la cosa giusta da fare per il nostro pianeta e le nostre imprese.

 

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Urban green click

AGIRE PER RENDERE LE NOSTRE CITTÀ PIÙ VIVIBILI

 

The Nature Conservancy sta lavorando in tutto il mondo per dimostrare cosa la natura può fare per le città e cosa le città possono fare per la natura. In questo grande progetto di “urban greening” i giovani e tutti i cittadini possono avere voce in capitolo, e proporre soluzioni e idee per riqualificare le nostre città sane e per fare la differenza attraverso un volontariato che farà bene soprattutto a noi stessi.

Le città stanno crescendo velocemente. Entro il 2050, due terzi della popolazione mondiale vivrà in aree urbane.

Le azioni che intraprenderemo nel prossimo decennio definiranno il percorso del pianeta nel prossimo secolo. Per questo, The Nature Conservancy sta affrontando con urgenza la duplice minaccia della perdita di biodiversità e della crisi climatica, massimizzando la resilienza e i benefici per le comunità. Quello che otteniamo è importante tanto quanto il come. Lasciando che la scienza guidi la nostra attenzione e l’equità guidi la nostra esecuzione, possiamo plasmare un 2030 migliore per il nostro pianeta.

 

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PATTI L’ABBATE

LA SENATRICE PATTY L’ABBATE E LA GREEN ECONOMY

Ogni giorno, proseguo la mia missione di determinata guerriera

di Gaia, divulgando un nuovo modello sistemico economico

ecologico, inclusivo e collaborativo, uno stile di vita responsabile in grado di guarire il cuore umano dalla malattia endemica

del narcisismo con l’augurio che torni a custodire le bellezze

della natura e a commuoversi per le gioie e le sofferenze

degli altri.”  (Patty L’Abbate)

 

Dal 4 marzo 2018 Patty l’abbate, pugliese doc, è parlamentare della Repubblica Italiana del Movimento 5 Stelle. Come capogruppo della 13ª Commissione permanente Territorio, Ambiente, Beni ambientali, è stata relatrice del decreto Clima, e prima firmataria di alcune mozioni sulla decarbonizzazione ed emergenza climatica. Ha partecipato come rappresentante del Senato della Repubblica ai Summit internazionali sul Climate Change: COP24 e COP25.  È membro della commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, Presidente della sezione bilaterale Italia-Svezia, e membro della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare dell’Iniziativa Centro Europa.

In particolare da quando si è insediata si occupa della transizione da un’economia lineare ad una green e circolare. Relatrice in una serie di eventi a Roma, ha ospitato a dicembre del 2018 in Senato la piattaforma sull’economia circolare Italiana per la presentazione del loro primo report annuale. Nel 2019 ha ospitato in Senato l’associazione Rete Italiana LCA con un seminario sul Life Cycle Thinking, e nel 2020 è stata relatrice e madrina dell’evento internazionale sulla transizione energetica tenutosi in Senato, con EUFORES, la piattaforma UE sulle energie rinnovabili.

Attività di ricerca

 

Ricercatrice nel campo della sostenibilità, da molti anni è membro dell’associazione internazionale degli Economisti Ecologici (ISEE) e dell’associazione scientifica Rete Italiana LCA. Si è laureata a Bari in economia aziendale ed economia ambientale. A Pisa ha conseguito una laurea specialistica in Sviluppo e Gestione Sostenibile del Territorio, ed in seguito un PhD in Economia e Gestione delle Risorse Naturale. Come Visiting Researcher in Olanda presso l’Università di Leiden ha approfondito la conoscenza di alcuni metodi per la contabilità ambientale (Input/Output Analysis, PIOTs, Life Cycle Thinking, Life Cycle Assessment).

 

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50 MOTIVI

50 BUONI MOTIVI PER INSTALLARE LE VEPA

A) Un balcone ben esposto e protetto con le VePa, diventa una vera e propria serra solare climatica, sia captante che tampone, e perciò diventa un funzionale elemento termico ecosostenibile che:

 

1 – capta i raggi solari e produce calore che immagazzina e

ridistribuisce ai vani interni;

2 – consente di limitare la dispersione termica del proprio

appartamento e produce energia pulita a costo zero;

3 – fa risparmiare denaro riducendo immissioni dannose per l’atmosfera e la nostra salute;

4 – riduce l’impatto ambientale ed ecologico;

5 – contribuisce alla salvaguardia dell’ambiente e al benessere degliesseri umani.

B) Un balcone dotato di VePa apporta alla casa ulteriore spazio

abitativo:

 

6 – senza aumentarne la cubatura;

7 – senza creare nuova volumetria;

8 – senza modificarne la destinazione d’uso;

9 – senza richiedere permessi condominiali o comunali.

 

C) In caso di pandemia e di lockdown un balcone verandato o una veranda vetrata diventano:

 

10 – luoghi ideali per trascorrere le lunghe giornate di isolamento

insieme ai propri cari;

11 – “luoghi più facili da aerare per contrastare e contenere la

diffusione di virus e batteri” (Ministero della Sanità e Istituto Superiore

di Sanità).

12 – postazione luminosa per il lavoro in smart working o per lo

studio dei propri figli in modalità Didattica a Distanza (DaD).

13 – luoghi ideali per la didattica a distanza e per lo studio in genere.

14 – luogo ideale per prevenire lo stress da isolamento;

D) Trascorrere più tempo in ambienti luminosi, panoramici e ben arieggiati, offre numerosi benefici e vantaggi psicofisici:

 

15 – previene depressione e stati d’angoscia;

16 – non crea senso di claustrofobia; migliora la salute delle persone sindromatiche o con patologie;

17 – contribuisce ad un maggiore benessere e buon umore;

18 – migliora lo stato comportamentale dei bambini autistici;

19 – favorisce la produzione di vitamina D (l’ormone del sole), la

calcificazione delle ossa contro l’osteoporosi e aiuta a dormire meglio;

20 – ha un apporto benefico nella fertilità sia maschile che femminile;

21 – favorisce la socialità familiare;

E) Un balcone o una veranda chiuse con VePa possono essereutilizzati come:

 

22 – sala da pranzo e riunioni con parenti o amici;

23 – palestra con cyclette, tapis-roulant o altri attrezzi cardio;

24 – angolo relax o da meditazione o da yoga;

25 – ludoteca per bambini;

26 – sala da tè o da lettura o sala ascolto musica;

27 – atelier per pittura o scultura (molto ben arieggiati);

28 – orto botanico o giardino pensile;

29 – luoghi ideali per gli amici a quattro zampe;

 

F) Promuovere attraverso incentivi fiscali e semplificazioniamministrative l’installazione di VePa sui balconi inutilizzati permetterebbe:

 

30 – di diminuire il consumo di suolo e spazio volumetrico sul territorio

nazionale;

31 – di ridurre la cementificazione e relativa ulteriore immissione di

gas serra nell’aria;

 

G) Installate sui balconi nelle facciate degli edifici le VePa inoltre:

 

32 – non sono impattanti ma anzi riqualificano gli edifici,

migliorandone gli aspetti estetici e funzionali;

33 – conferiscono carattere e identità architettonica ai prospetti;

34 – contribuiscono a riqualificare intere aree urbane o extra urbane

vetuste o in degrado;

35 – aumentano il valore immobiliare della casa o del quartiere;

 

 H) Le VePa installate sui balconi

 

36 – possono chiudersi e aprirsi del tutto in pochi secondi e facilmente;

37 – possono essere rimosse in pochi minuti, manualmente e senza necessità di attrezzi;                                                        38 – evitano e prevengono cadute accidentali di bambini o animali

domestici;

39 – evitano dannose infiltrazioni di acque piovane sul pavimento;

40 – evitano umidità, danni e lesioni (a volte gravi) ai solai e a soffitti

sottostanti;

41 – evitano l’accumularsi di sporcizia, polvere ed escrementi di

volatili e insetti;

42 – proteggono da fastidiose mosche e zanzare

43 – proteggono da germi e batteri;

44 – fanno risparmiare sui costi di manutenzione e pulizia e non

necessitano di manutenzione ordinaria:

45 – sono facilissime da pulire perché ruotano a 90° verso l’interno;

46 – sono realizzazioni di Edilizia Leggera, che non necessitando

di opere in muratura o saldature, sono pertanto tranquillamente

installabili in giornata;

 

I) Le VePa inoltre

 

47 – sono realizzate con materiali 100% riciclabili ed eco-sostenibili;

48 – non producono scorie o elementi nocivi per la salute

dell’uomo nei processi di lavorazione e nella filiera produttiva;

49 – offrono posti di lavoro a decine di migliaia di persone e

rappresentano un importante gettito fiscale per le casse dello Stato.

50 – riducono il consumo del territorio italiano apportando

innumerevoli benefici correlati.

Infine, le VePa permettono di usare vani esterni (spesso abbandonati,

inutilizzati e sporchi), effettivamente per quello che sono: cioè balconi

da utilizzare e sfruttare in qualsiasi condizione climatica, con sole, vento, freddo, pioggia, neve, umidità, vale a dire 365 giorni all’anno

 

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Le Vepa non creano impatto architettonico, urbano e ambientale

Le vepa non creano impatto architettonico, urbano e ambientale

Evoluzione, riqualificazione e valorizzazione dello stile costruttivo

Da punti di osservazione pubblici, l’impercettibile “visibilità” delle vepa, vetrate panoramiche amovibili (ma si potrebbe usare l’aggettivo “invisibilità”), non configura incompatibilità urbana, architettonica e paesaggistica.

La loro presenza sulle facciate o prospetti di edifici e altre unità immobiliari  o organismi edili – innovando gli involucri edili-architettonici grazie alla leggerezza e trasparenza della tipologia e morfologia di questi sistemi paravento amovibili minimali – non è percepita come fattore di disturbo visivo, bensì come una evoluzione, riqualificazione e valorizzazione dello stile costruttivo.

Sistemi intelligenti” sempre più utilizzati – soprattutto negli evoluti Paesi del Nord Europa, per i suoi comprovati benefici energetici e perciò accettati dal gusto collettivo ma – ormai – anche dall’Ordinamento.

L’attenzione (e la sensibilità) legislativa per tali sistemi innovativi per la protezione climatica e il risparmio energetico, pertanto, richiede di concentrare l’impedimento alla loro installazione solo in zone sottoposte a vincolo paesaggistico unicamente nelle “aree non idonee”, e in quanto tali espressamente individuate, mentre negli altri casi, la compatibilità di questi sistemi non energivori con ipotetici vincoli deve essere esaminata tenendo conto del fatto che tali manufatti sono ormai considerati normali elementi non vincolanti del tessuto urbano e quindi del paesaggio. Lo stabiliscono sentenze del Tar e del Consiglio di Stato.

Il Comitato Tecnico-Scientifico AssVePa

 

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progetto social housing

La sostenibile leggerezza delle vepa

La sostenibile leggerezza delle vepa

Sistemi intelligenti al servizio della collettività

Il successo delle vepa, vetrate panoramiche amovibili, non avviene in Italia
(dove sono prodotte), ma in alcuni Paesi europei che già da molti anni le utilizzano con grande intelligenza ed enormi benefici, attraverso distributori e rivenditori esteri di aziende italiane.
Qualche esempio tra tanti. Da alcuni anni, grandi città nel nord Europa, come Stoccolma in Svezia e Copenhagen in Danimarca, utilizzando le nostre vepa – definite dai loro architetti e urbanisti “sistemi intelligenti” – per proteggere i balconi degli edifici residenziali, hanno permesso alla collettività significativi risparmi sui costi energetici, riducendo tra l’altro l’inquinamento atmosferico. Non solo. Grazie a questi “sistemi intelligenti” sostenibili, non energivori e non impattanti, hanno restituito decoro urbano, pregio architettonico e valore immobiliare a quartieri residenziali obsoleti e ad aree urbane periferiche degradate. Così riqualificate sono diventate “città leggere”.

Parigi è un’altra Glass Light City
Con il progetto Reinventing Paris La Ville Lumière, grazie anche e soprattutto alle nostre vetrate panoramiche vepa, si riveste anche di vetro e di verde come nell’Urban Faming di Ternes-Villiers vincitore di SLA, il mega concorso internazionale: un tetto urbano di 5.500 mq sul Boulevard Peripherique; una combinazione di servizi eco-sistemici basati sulla natura, con spazi urbani completamente adattati al clima e nuovi luoghi di incontro sociale, parcheggi sotterranei, collegamenti pedonali e piantagione di tè sulle ampie terrazze del tetto (una parte di Parigi altrimenti grigia e congestionata dal traffico).

Oppure come nel progetto social housing eco-sostenibile impiegato per lo sviluppo del sito Ordener-Poissonniers , un altro progetto in evoluzione nella Paris Nord-Est, in un sito ferroviario di 5 ettari dismesso nel cuore del 18° arrondissement, dove si farà grande uso di vetrate panoramiche o come gli edifici residenziali in zona Clichy-Batignolles, i cui grandi balconi sono totalmente rivestiti e protetti con le nostre vetrate panoramiche che, riflettendo cielo e nuvole, rendono leggeri, quasi eterei questi palazzoni integrati perfettamente nel contesto urbano.

Meravigliose “macchine termiche” gratuite, quindi, che non modificano la destinazione d’uso e pertanto non creano ulteriore volumetria ma restituiscono bellezza a queste nuove “città leggere”.

Straordinaria intuizione, quella di far diventare ogni balcone un “giardino climatico* “captante” e al contempo “tampone” che nelle giornate invernali accumula calore, lo ridistribuisce agli ambienti interni, mentre di notte crea l’effetto tampone diminuendone la dispersione termica. In estate, queste ante di vetro si ripiegano, impacchettandosi del tutto come le pagine di un libro, liberando così totalmente il balcone per evitare l’effetto serra prodotto dai tradizionali serramenti in alluminio perennemente infissi. Il Comitato Tecnico scientifico di ASVEPA-Associazione Vetrate Panoramiche, ha verificato (e pubblicato in uno studio sull’argomento) che un balcone medio di 6 mq (cm. 400×150), protetto con le vepa fa risparmiare all’unità abitativa 36,65 kWh/m²anno, corrispondente al 27,6%. Numeri e dati che, moltiplicati per i milioni di balconi esistenti in Italia inutilizzati (e sprecati), significano una dispersione termica da capogiro.

La “politica” visionaria di queste amministrazioni, le loro capacità intuitive e programmatiche, inoltre, hanno permesso importanti riduzioni di cementificazione, di consumo del suolo, di trasformazione e impermeabilizzazione del territorio (che, invece, nel Bel Paese produce dissesto idrogeologico e disastri ambientali).
Causa di questo curioso paradosso, l’italica burocrazia incompetente e aliena, lontana anni luce dalla vita reale, e feroce antagonista della cultura d’impresa.

Dr. Vito A. Chirenti Presidente Nazionale Assvepa

*A differenza di un “giardino climatico”, la “serra solare bioclimatica” ha generalmente un tetto in vetro fisso o con parti scorrevoli (NdA).

 

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La Città Leggera

La Città Leggera

Le nuove forme dell’Abitare

Premessa
La Città Leggera è una città dove le periferie ed altre aree urbane datate e degradate si rinnovano, si riqualificano, vestendosi di riflessi vitrei, luce, trasparenze e leggerezza.


Città con edifici periferici sostenibili e non energivori, che rinascono e rivivono di luce propria.
Piccoli e grandi centri urbani dove il filo conduttore, tra fascino e bellezza, non si interrompe fuori dai meravigliosi centri storici, di cui l’Italia è ricca, ma continua e si estende alle periferie.


Città quindi finalmente al passo con le altre città d’Europa, moderne, sostenibili, pulite, lucenti e seducenti.

 

Studio e proposta progettuali
Lo scopo dello studio-progetto La Città Leggera è quello di individuare, analizzare e proporre soluzioni, su criticità e problematiche legate al territorio e all’edilizia residenziale di scarso valore architettonico ed energetico.
Una ricerca progettuale finalizzata alla riduzione del consumo del suolo, alla diminuzione della cementificazione e impermeabilizzazione del territorio e al risparmio energetico, attraverso un approccio innovativo che considera una maggiore fruizione funzionale degli spazi abitativi contemporanei non utilizzati, in relazione ai mutevoli e nuovi bisogni dell’essere umano che il Covid-19 ha fatto emergere e resi improcrastinabili.


Un ambizioso quanto attuabile progetto di riqualificazione urbana, edile e architettonica, sostenibile in termini economici, energetici e sociali, così articolato:

a) La partecipazione dello Stato – attraverso gli Enti locali e regionali – per rispondere ai bisogni dei cittadini, adeguando in termini normativi e progettuali, logici e razionali, le forme dell’abitare (che mutano per diverse e svariate condizioni e abitudini imposte da eventi straordinari quali, ad esempio, la pandemia);


b) L’impiego di strumenti di self-financing accessibili grazie al Recovery Plan, resi disponibili con l’attuazione del PNRR-Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in Italia, e il supporto del Ministero per la Transizione Ecologica e del MISE-Ministero per lo Sviluppo Economico;


c) La partecipazione di una filiera produttiva costituita da una straordinaria forza lavoro (decine di migliaia di lavoratori e che rappresenta un importante gettito per l’erario).

 

 Un settore che produce – in Italia – manufatti innovativi quali ad esempio, le vepa o Vetrate Panoramiche amovibili: “sistemi intelligenti” non impattanti che permettono di proteggere balconi o terrazzi senza creare ulteriore cubatura né aumento di volumetria; che non modificano la destinazione d’uso e soprattutto non modificano le facciate o i prospetti delle case o degli edifici sui cui balconi sono installati. Sistemi non energivori che trasformano un semplice balcone in una serra solare “captante” e “tampone”, una meravigliosa macchina eco-termica, che fa risparmiare energia e denaro alla collettività, e contribuisce inoltre ad una significativa riduzione di immissioni dannose per la salute dell’uomo.


Sistemi intelligenti usati da oltre vent’anni in molti Paesi del nord Europa, con risultati straordinari come quello conseguito dalla città di Stoccolma che, riqualificando gli edifici di interi quartieri residenziali ed aree urbane ed extraurbane, ogni anno risparmia milioni di euro sui costi energetici.

 

Obiettivi e risultati
La finalità de La Città Leggera è dunque risolvere, attraverso metodologie tecniche, oggettive e razionali, i bisogni biologici e sociali dell’uomo legati agli spazi abitativi funzionali, fino al raggiungimento dei seguenti obiettivi:


1) Incentivare attraverso semplificazioni amministrative la fruizione di spazi abitativi non utilizzati (e perciò sprecati e degradati) quali balconi e terrazzi;


2) Incentivare attraverso detrazioni fiscali e “sconti in fattura”, l’utilizzo di tali spazi e contribuire così alla riduzione della cementificazione, del consumo e dell’impermeabilizzazione del suolo;


3) Ridurre la dispersione e i consumi energetici di unità abitative datate e non a norma, perciò non sostenibili. Com’è stato verificato e dimostrato, un balcone protetto con le vepa fa risparmiare circa il 30% di energia all’unità abitativa;


4) Riqualificare le aree urbane vetuste e restituire pregio architettonico agli edifici e decoro urbano alla città con conseguente aumento del valore immobiliare;


5) Determinare un processo virtuoso – a costo zero per gli Enti locali e a costo quasi zero per il Cittadino – per dare un contributo alla ripresa dell’economia italiana devastata e depressa dal Covid-19, grazie a migliaia di nuove assunzioni, nuova mano d’opera e risorse umane che questo progetto di interesse nazionale attiverà se vi sarà la volontà del Governo di considerarlo e metterlo in atto.

 

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Le VePa non creano cubatura

Le Vetrate Panoramiche Amovibili non creano cubatura

Le Vetrate Panoramiche Amovibili non creano cubatura

Facciamo chiarezza sul principale dubbio legato alle Vetrate Panoramiche

Premessa
Notiamo con disappunto il confusionario e arbitrario conferimento di significato, che alcuni Uffici tecnici comunali o regionali e Sovrintendenze attribuiscono, attraverso scarti e salti di senso, ad etimi che, invece, dovrebbero essere l’ABC – cioè le nozioni basilari – per un qualsiasi geometra, ingegnere, architetto o urbanista.

“Cubatura”, “Volumetria”, “Destinazione d’uso”
Dal latino “cubus” (derivato dal greco “cybos” cioè “cubo”), il termine “cubatura” indica l’operazione di misurare lo spazio compreso in un solido confrontandolo con un cubo di lato unitario. “Cubatura” è la misura del volume di un corpo, così come quadratura si riferisce alla misura di una superficie.


In urbanistica, costituisce un parametro fondamentale della normativa di progettazione e di controllo degli edifici, definita come Superficie Coperta moltiplicata per l’altezza dell’edificio stesso (generalmente definita dalla quota del marciapiede alla gronda o “fuori tutto”).


Per il calcolo ci si riferisce ai parametri fissati nei regolamenti edilizi, diversi a seconda dei Piani Regolatori (PRG) di riferimento e delle conseguenti Norme Tecniche di Attuazione (NTA), in cui vengono descritte le modalità di misura e conteggio di piani interrati, rientranze e sporgenze del volume oggetto di misura. Tali parametri si riferiscono sia ai valori massimi delle cubature ammesse, sia alle cubature e misure minime – che devono essere assegnate ai singoli spazi di un edificio – in relazione alle diverse funzioni e attività a cui essi sono destinati (in particolare per le abitazioni).


Di fondamentale importanza nella definizione di tali parametri minimi sono stati gli studi di epoca razionalista di Alexander Klein, Le Corbusier e Walter Gropius, che hanno introdotto il concetto di “alloggio minimo” e di “minimo di abitazione”.
La cubatura minima necessaria alle funzioni vitali è oggetto di studio dell’igiene edilizia, che nel R.D. 24.5.1925 trova la prima definizione di requisiti minimi igienico-sanitari relativi agli ambienti. L’indice di cubatura territoriale (o di fabbricabilità) indica, in metri cubi (m3), il volume massimo edificabile per ogni metro quadro (m2) di superficie territoriale, definendo il rapporto tra cubatura e superficie.


Viene istituito per la prima volta nella L.1150/1942 e da allora costituisce un importante indice di occupazione del suolo, fondamentale nelle operazioni di pianificazione urbana.

 

Proteggere un balcone non lo trasforma
Con il termine “cubatura” si designa l’entità volumetrica di una massa di materiale o di uno spazio circoscritto e la determinazione della stessa.


Fa “cubatura” un organismo edilizio che insiste sul suolo; che occupa fisicamente una porzione di territorio e lo trasforma definitivamente mediante un massa volumetrica solida che crea impatto ambientale e ostacolo visivo, determinando cementificazione e impermeabilizzazione del terreno, principali cause dei disastri ambientali.
In materia edilizia, quando si parla di “calcolo di volumetria” o “cubatura” si fa riferimento alla misurazione in metri cubi del volume di un edificio o di un complesso immobiliare.

Balcone e Terrazza
Il balcone è un elemento edilizio aggettante dal corpo principale dell’edificio, sporgente dal filo della sua superficie, e rappresenta un elemento architettonico di rilievo per la facciata condominiale, costituendo un prolungamento dell’appartamento dal quale protende.
Un balcone è composto da vari elementi, fra cui il piano di calpestio o solaio, il pavimento, la soletta, i frontalini, il parapetto, i sotto balconi, ecc.


Un balcone, ad esempio, di 6 metri quadri, cioè lungo m. 4 e sporgente m. 1.50, con parapetto in muratura alto m. 1.20, realizzato con materiali edili quali cemento, ferro, laterizi, mattoni, ceramica ecc., è un organismo edilizio di ca. 2 metri cubi e sviluppa un volume di 18 m3 ca.


Negli ultimi anni, la giurisprudenza ha riconosciuto una molteplicità di funzioni al balcone, non identificandolo più, quindi, solamente come un prolungamento dell’appartamento, considerato bensì anche come appendice integrata all’unità immobiliare seppure protesa all’esterno.


Anche una terrazza è un elemento che fa parte del corpo principale dell’edificio ma, a differenza del balcone, è inclusa in esso.
I balconi di una casa o un appartamento sono pertanto – e a tutti gli effetti – degli organismi edilizi: confluiscono nella cubatura di un edificio e soprattutto contribuiscono alla sua determinazione.


Poiché, come acclarato da giurisprudenza, ma comprensibile molto più semplicemente usando il buon senso, “non può sussistere la cubatura della cubatura”, inserire delle vetrate panoramiche amovibili per proteggere i balconi e renderli maggiormente fruibili, non crea cubatura, non aumenta la volumetria dell’immobile né avviene modifica di destinazione d’uso se, naturalmente, l’utilizzo di questi balconi rimane invariato e tali corpi edili non vengono trasformati in vani aventi destinazioni d’uso differenti da quelli presunti e assunti, appunto, da un balcone o terrazzo.

 

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Le vepa in aiuto al nostro territorio

Le vepa in aiuto al nostro territorio

Le vepa contrastano il fenomeno della cementificazione

L’Italia è la nazione che, negli ultimi 30 anni, rispetto ad altri Paesi europei, ha divorato più suolo, sprecandone una buona parte. Le cifre sono impietose: 30 milioni di balconi di cui il 95% inutilizzati per un totale di circa 70 milioni di metri cubi di cemento.

“Un colossale spreco di territorio italico – e di denaro – senza trarne alcun vantaggio.

Alcuni Paesi del nord Europa hanno ridotto questo consumo di suolo attraverso la riqualificazione di intere aree urbane: migliaia di edifici ormai vetusti resi energeticamente efficienti grazie anche e soprattutto all’utilizzo delle vetrate panoramiche amovibili “vepa” , che fanno diventare un semplice balcone in una meravigliosa macchina termica a costo zero, cioè in una piccola serra captante e nel contempo una serra tampone. Con un risparmio del 30% sui consumi energetici, economici e ambientali.

Per approfondire questi argomenti, richiedeteci l’invio del volume “Vepa – Vetrate Panoramiche / Serra Solare Climatica”.        

 

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